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Intervista: PAL Robotics


Ho avuto il piacere di intervistare Francesco Ferro, CEO di PAL Robotics, durante il Global Robot Expo di Madrid a gennaio 2016. PAL Robotics è leader mondiale nella progettazione di robot bipedi umanoidi di grande taglia, utilizzati prevalentemente da istituti di ricerca. Francesco ha trascorso con me un’ora abbondante raccontando la storia affascinante di PAL Robotics dalla fondazione a oggi. Qui sotto il video aziendale in YouTUbe al link: http://youtu.be/ajC4PiUjIEw.

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Andrea: facciamo un salto nel passato e partiamo dal giorno in cui hai creato PAL Robotics. Da cosa l'idea di sviluppare umanoidi?

Francesco Ferro: La storia del successo di PAL Robotics iniziò nel 2004 quando Francesco stava facendo un dottorato in Computer Vision a Torino e fu contattato da un suo compagno di università Davide Faconti, poi diventato il direttore generale di PAL Robotics fino al 2010. Questi era a sua volta stato contattato da un’università svedese che aveva ricevuto una richiesta da parte del gruppo finanziario PAL Group di Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, per sviluppare un manipolatore robotico adatto a giocare a scacchi, o meglio a spostare i pezzi sulla scacchiera. Questo gruppo aveva fatto sviluppare da un’università tedesca un software di intelligenza artificiale dal nome Hydra, molto più forte del famoso Deep Blue di IBM che aveva vinto contro Kasparov nella sfida tra uomo e macchina giocata in una serie di partite tra il 1996 e il 1997.

Lo sceicco di Abu Dhabi desiderava un sistema capace di muovere i pezzi sulla scacchiera attraverso un braccio robotico guidato dall’input del software di scacchi per dimostrare la praticità dei robot in un compito che tipicamente svolge un essere umano. Francesco e il suo amico vennero pertanto contattati per progettare un manipolatore. Francesco aveva però l’idea di sviluppare qualcosa di più impattante di un semplice braccio manipolare e presentò allo sceicco la sua proposta per costruire un robot umanoide bipede che potesse camminare, avvicinarsi al tavolo e quindi muovere i pezzi sulla scacchiera. Qui sotto il video originale su YouTube (o link: http://youtu.be/2wzT4vafXOA)

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Qui nasce PAL Robotics. In quanti eravate all'inizio e perché avete scelto Barcellona per la sede societaria?

Francesco fu il primo a entrare nel progetto insieme a Davide e insieme ad altri due ragazzi post-doc incontrati a Barcellona decisero di fondare PAL Robotics. Decisero di restare a Barcellona per due motivi: innanzitutto due dei quattro fondatori erano di Barcellona; in secondo luogo perché a livello burocratico in Spagna nel 2004 era molto più semplice creare un’impresa da zero che in Italia. In realtà le difficoltà nell’integrazione con la realtà spagnola richiesero tre mesi di tempo per trovare un ufficio e le prime riunioni le fecero dentro a dei bar dalla mattina alla notte. Nessuno infatti era disposto a credere a due italiani arrivati a Barcellona che cercavano di affittare un ufficio dicendo che volevano costruire un robot umanoide finanziato dagli Emirati Arabi!

Quali tecnologie avete utilizzato o sviluppato nel progetto?

Il progetto dell’umanoide richiedeva di sviluppare tecnologie per interfacciarsi con i dati di gioco prodotti dall’intelligenza artificiale di Hydra; quindi l’interpretazione dei comandi, la traduzione in movimento del braccio, l’analisi della scacchiera con la visione artificiale, la capacità di identificare il pezzo da spostare. Oltre alla parte meccanica e ingegneristica dell’umanoide progettato come robot self-contained, ovvero che ha a bordo tutto quello che gli serviva per muoversi autonomamente. Per completare il progetto i soci integrarono altre due persone per avere un team multidisciplinare capace di disegnare la parte meccanica, la parte elettronica, l’integrazione di schede e componenti e il software di automazione e controllo del robot. Il progetto pur così complesso doveva essere terminato entro 12 mesi, poi sforati di due mesi.

Il successo di questo progetto, che ha creato il primo umanoide bipede europeo, ha dimostrato che era possibile sviluppare in breve tempo un robot che poteva camminare senza supporto esterno. Il robot era infatti autonomo con tutti i problemi che sorgono avendo una batteria e i sistemi di controllo a bordo. I progettisti avevano disposto due telecamere nel petto per la Visual Slam e per fare navigazione. Nella bocca misero una telecamera a infrarossi specializzata nel calcolare il tempo di volo, quindi calcolando la lunghezza d’onda era in grado di capire i diversi oggetti che stavano davanti al robot in tre dimensioni. Infine aveva anche una telecamera stereo per calcolare le distanze dai differenti oggetti. All’epoca (dieci anni fa) queste telecamere erano molto costose. A bordo del robot c’era anche software per la Face Recognition, la Face Detection e lo Speech Recognition.

A questo punto chiedo a Francesco come hanno fatto a sviluppare un robot bipede in soli 14 mesi nel 2005 con un gruppo di sei persone quando ad esempio Honda Robotics ci ha messo 20 anni a sviluppare Asimo con grandi investimenti e team di ricerca composti da decine di persone.

PAL Robotics all’inizio del progetto REEM aveva contattato diverse università in Italia, Francia e Spagna ma si sentirono rispondere che questo era un progetto per un team di almeno 30 persone con un budget da più di 5 milioni di Euro e della durata di tre/cinque anni.

La mia domanda è per capire se il vantaggio di PAL Robotics è stato nell’utilizzo della tecnologia disponibile nel 2005 che ha aiutato a ridurre i tempi di progettazione (mentre in Honda ricordiamo che la tecnologia risaliva agli anni Novanta).

Francesco risponde che più un gruppo di progetto è snello e ben assortito e con obiettivi chiari più è veloce il processo di sviluppo; per la sua esperienza più è grande un’azienda e più perde efficienza. È anche vero che Honda aprì il cammino quando già solo sviluppare un servomotore era un’impresa ardua e costosa. PAL Robotics arrivò quando la tecnologia era matura per questo tipo di applicazioni. Inoltre avere un investitore che credeva in questa idea mettendo tutti i fondi necessari da subito è stato vitale per sviluppare senza vincoli il progetto. A riguardo dell’ambiente universitario, Francesco spiega che gli accademici hanno una visione diversa dell’uso della ricerca, puntando alla ricerca