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Intervista: NuZoo Robotics


NuZoo Robotics è una società storica nel settore della robotica in Italia. La sede della società è situata nell’area periferica di Milano di Viale Monza in un edificio che ricorda i tempi operosi della Milano degli anni d’oro, con alle pareti poster antichi e nelle bacheche gloriose schede elettroniche. NuZoo Robotics ha un ruolo rilevante nello sviluppo tecnologico dell’Italia che innova, tanto da essere stata inserita nella ricerca “Start Up Initiative” pubblicata a cura di Intesa Sanpaolo, gruppo finanziario che ha lanciato l’omonima iniziativa per creare un volano tecnologico nei settori più innovativi. Mi riceve il Sig. Limonta, responsabile marketing della società. NuZoo Robotics è stata fondata nel 2003 da Stefano Avenia, un passato nell’informatica e l'hobby di “maker” (si direbbe oggi) che lo segue fin da bambino, quando smontava ogni oggetto elettronico per capirne il funzionamento.

Andrea: qual è la dimensione della vostra azienda?

Attualmente l’azienda ha 5 dipendenti e si avvale di circa 10 professionisti che, a seconda dei casi, lavorano a progetto. Ha anche una collaborazione con Politecnico di Milano che apporta know-how in azienda sui vari progetti.

NuZoo Robotics ha sviluppato accordi con il Politecnico di Milano. Una limitazione che ho riscontrato in molte piccole aziende innovative è il fatto che se l’azienda che non vive in un incubatore / acceleratore universitario o industriale può trovare difficoltà a restare sempre al top della tecnologia. E’ anche il caso di Nuzoo?

No, ad oggi non ci siamo assolutamente sentiti penalizzati.

Ho visto sul vostro sito web che avete pochi prodotti a catalogo ma collaborate in tantissimi progetti tecnologici con terzi, spesso finanziati con fondi pubblici.

NuZoo Robotics ha sviluppato due robot proprietari: il robot di sorveglianza Kobra, il robot SwinGo per comunicazione pubblicitaria e il sistema di IoT Interactive Tracking Tags. Tutti gli altri progetti vengono eseguiti su commessa per clienti terzi e aiutano a finanziare lo sviluppo e ricerca dei prodotti di proprietà. Quindi gran parte dei progetti consiste nell’attività di ricerca e sviluppo, e di prototipizzazione, giungendo sino alla produzione della pre-serie per conto del cliente. NuZoo Robotics si ferma qui, mentre la fase di industrializzazione e di messa in commercio è curata dallo stesso cliente committente. Qui sotto il video del sistema SwinGo (link: https://youtu.be/u1xGGaBHMAI).

Riguardo ai finanziamenti pubblici, avete expertise interna o vi avvalete di consulenti?

NuZoo Robotics ha anche una notevole capacità di finanziare i suoi progetti con bandi pubblici della Regione Lombardia grazie all’aiuto di consulenti esterni specializzati. L’azienda ha preferito avvalersi di personale specializzato esterno piuttosto che allocare risorse interne ai bandi di gara, attività alquanto dispendiosa in termini di tempo e conoscenze da acquisire.

Questo punto è molto interessate! Ma viene prima l’uovo o la gallina, ovvero se prima prendete il progetto e poi cercate il finanziamento o viceversa?

Il business aziendale è fare ricerca e sviluppo. Quindi prima acquisiscono una commessa, verificano se è possibile sostenerla con un Bando e, se possibile, fanno scegliere il bando giusto al consulente che si occupa delle pratiche per la gara e la rendicontazione. Passano anche 18 mesi tra la presentazione della domanda e l’arrivo dei finanziamenti, nel frattempo il progetto va avanti. Sebbene NuZoo Robotics abbia un ottimo track record di bandi vinti con Regione Lombardia, deve però riuscire ad auto-sostenersi in questo lungo periodo di tempo. Sebbene la ricerca sia autofinanziata con fondi regionali e contributi di clienti privati, rimane lo scoglio burocratico della lentezza dei bandi e dei relativi finanziamenti. Ecco il motivo per cui lavorano per conto terzi con progetti su commessa.

Avete riscontrato degli ottimi risultati sui bandi regionali, ma su quelli europei?

NuZoo Robotics ha provato a partecipare per tre volte a progetti congiunti in bandi europei ad oggi senza esito positivo, non tanto per sua incapacità (era sempre satellite dei partner più grandi) ma perché il consorzio in cui si trovava non riusciva a qualificarsi. I bandi H2020 sono sempre più complessi e la competizione è molto alta!

Mi presento a Stefano Avenia, il fondatore dell'azienda che ci raggiunge a metà intervista.

Scopriamo di avere qualcosa in comune nel nostro passato, ovvero un periodo (di studio per me che scrivevo la tesi di laurea) e di lavoro (per lui) nella storica società di intelligenza artificiale AIS – Artificial Intelligence Software, azienda che ha letteralmente fatto la storia dell’IA in Italia tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta del secolo scorso, arrivando alla quotazione in Piazza Affari in pieno boom dei titoli internet. Ricordiamo insiene i “potenti” personal computer che nel 1988 si utilizzavano per sviluppare i sistemi esperti basati su regole (Knowledge-based Expert system). Tornando alla storia personale di Stefano Avenia, fin da bambino nel tempo libero si dilettava a smontare, montare e costruire schede elettroniche, programmare computer e a sviluppare piccoli robot dimostrativi, tra cui il primo umanoide capace di camminare sulle sue gambe, per il quale aveva scommesso una birra con gli amici di gioventù.

Sarei curioso di vedere il vostro prodotto di punta, il robot di sorveglianza Kobra.

Kobra è ancora, al momento di scrivere, un prototipo avanzato di sistema di sorveglianza che ha capacità semi-autonome di muoversi all’interno di un’area da sorvegliare. Il robot Kobra sarà quindi disponibile in due modelli: da interno, montato su quattro ruote, e da esterno, montato su cingoli. Il prototipo di Kobra è già stato dislocato presso una decina di clienti che lo stanno testando nelle loro aziende. Avenia mi mostra il suo smartphone con i dieci sistemi sotto controllo a prescindere da dove sono dislocati. Il Kobra è stato sviluppato sulle specifiche dei clienti e contiene tutto e solo quello che essi vogliono avere dalla macchina in termini di prestazioni e funzionalità. Il robot basa la sua capacità di spostarsi nel luogo scelto e di sorvegliare l’ambiente attraverso diversa sensoristica, tra cui un laser scanner, e due telecamere indipendenti al fine di differenziare il flusso di dati necessari alla guida da quello destinato alla sorveglianza. Il Kobra trasmette quindi via web le immagini all’operatore che lo può utilizzare in manuale, in semi-automatico o in piena autonomia. Essendo ancora allo stadio di prototipo, al momento di scrivere alcune funzionalità non sono ancora abilitate come la guida autonoma e il sistema di sicurezza per la trasmissione dei dati in modo da contrastare eventuali attacchi di hacker (come spoofing e jamming). Inoltre, cosa importante da sottolineare, Nuzoo Robotics cura tutto lo sviluppo del Kobra ma, allo stesso tempo, lascia a terzi l’eventuale possibilità di integrazioni, di sviluppi verticali della piattaforma e di applicazioni software dedicate all’utilizzo del robot. Guarda il video qui sotto (o al link: https://youtu.be/J5smeRRxmjI).

Allora è ipotizzabile la creazione di un mercato di fornitori terzi di servizi software e app per implementare nuove funzionalità nel Kobra?

Questo vale per le funzioni più complesse come il sistema di riconoscimento di esseri umani che è in grado di capire se ha di fronte persone già note in azienda (come clienti e fornitori) oppure sconosciute, o altre funzionalità più basiche del funzionamento della macchina, quali magari suonerie o voci particolari o quello che la fantasia e la necessità suggeriranno lasciando aperta la via a un mercato di “tools” di terze parti per configurare e personalizzare il robot secondo le proprie esigenze.

Come gestite la necessità di garantire la privacy dei dati / video registrati dal robot?

Il Kobra, come tutti i sistemi di telepresenza, trasmette in diretta immagini di luoghi privati e di persone. C’è quindi un problema di natura legale da risolvere in merito al diritto alla privacy. Ai fini legali NuZoo Robotics non può gestire, immagazzinare e vedere quelle immagini trasmesse dai suoi robot e può solamente ricevere i dati tecnici di funzionamento delle macchine.

Il Kobra verrà pertanto utilizzato da società di sicurezza privata che hanno le autorizzazioni necessarie per usarlo, visto che già oggi utilizzano immagini video provenienti dalle telecamere di sicurezza a circuito chiuso installate presso i loro clienti.

Quale modello di business utilizzerete: vendita, leasing, affitto?

Il modello di business ipotizzato è quello dell’affitto o del leasing operativo ma non esclude a priori la classica vendita del robot.

Che tecnologia utilizza Kobra?

Il Kobra è stato volutamente progettato con tecnologia elettronica semplice e più standard possibile grazie all’utilizzo di ROS e bus dati standard.

Per concludere questa intervista a NuZoo Robotics, vorrei paragonare l’azienda ad altre realtà italiane e straniere da me visitate.

Qui sopra riporto il posizionamento di Nuzoo Robotics nelle tecnologie innovative, con un grafico preso dalla homepage della società.Da quello che ho potuto capire nella breve visita, NuZoo Robotics ha buone capacità di ricerca e sviluppo e deve la sua forza alla capacità innovativa del suo fondatore, Stefano Avenia. Nuzoo Robotics ha un accordo di collaborazione con il Politecnico di Milano, ha ottime capacità di attrarre finanziamenti pubblici e privati per sostenere le sue attività e ha sviluppato un prodotto (il Kobra) sicuramente interessante e dal mercato potenziale molto vasto. NuZoo Robotics soffre come tante aziende italiane innovative della mancanza di una vera politica nazionale sulla robotica, come esiste in tanti altri Paesi occidentali e asiatici. A parte gli sforzi dell’Istituto Italiano di Tecnologia, sostenuto direttamente dal governo per i suoi progetti sull’iCUB, e di poche grandi realtà eccellenti come il Sant’Anna di Pisa, lo sviluppo della robotica in Italia va avanti senza una guida unitaria e senza finanziamenti pubblici mirati, a macchia di leopardo. Troviamo tante piccole realtà sparse per il territorio, spin-off universitari, iniziative private autofinanziate, progetti in-house di grandi aziende che diversificano i prodotti, brillanti idee portate avanti da ricercatori e docenti di scuola su base volontaria. A questo aggiungiamo la scarsa propensione degli investitori privati a rischiare il proprio capitale in progetti di robotica, che viene vissuta come un'area di investimento ben più rischiosa di quella dei progetti di app digitali per smartphone. Di questa mancanza di guidance nazionale e di capitale di rischio privato ne soffrono le piccole aziende innovative che altrimenti avrebbero la capacità di fare molto di più e contribuire attivamente allo sviluppo del sistema paese Italia. Come fare per cambiare in meglio questa situazione? Ai lettori l'ardua sentenza.

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Credits: video e immagini sono state tratte dal sito di NuZoo Robotics e dal suo account YouTube.

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